giovedì 21 marzo 2013

Mostra: Paola De Pietri - To Face




Il Museo di Fotografia Contemporanea presenta una selezione di opere dalla serie "To Face", lavoro che Paola De Pietri ha realizzato lungo il fronte italo-austriaco della Prima Guerra Mondiale tra il 2009 e il 2011 e che indaga il lento mutamento del paesaggio di montagna segnato dai bombardamenti, dalle trincee, dai residui della guerra.
Dove un secolo fa c’era la guerra, ora c’è la natura; i segni che quella ha lasciato sono confusi nella pietra della montagna o nell’erba che tutto ricopre. Solo esili indizi possono ricondurci alla complessità e alla durezza degli eventi, ora nascosti sotto il paesaggio naturale. Anche se in alcune immagini è possibile riconoscere ciò che resta di una trincea, Paola De Pietri ha fotografato ciò che non c’è più: la sua fotografia è dunque soprattutto pensiero, memoria, è ricerca della storia degli uomini nelle tracce materiali del paesaggio.
L’artista ha osservato il silenzioso lavoro della natura che si riappropria lentamente di luoghi modificati dalla storia degli uomini. Le immagini mostrano una quotidianità del paesaggio naturale che nulla ha a che vedere con la rappresentazione della montagna consolidata nell’immaginario del turismo, fondato sulla magnificenza e sulla meraviglia.
Con il suo consueto rigore e il suo elegante approccio concettuale, Paola De Pietri evita sapientemente il rischio e l’inganno della bellezza del paesaggio, dei colori saturi e brillanti, delle luci attraenti nella loro straordinarietà, scegliendo invece un tipo di fotografia dai toni smorzati, sottilmente e dolcemente documentaria, antispettacolare. Il grande formato delle opere (130 x160 cm) aiuta l’osservatore a entrare nell’ampiezza dei paesaggi e a vivere una dimensione spazio-temporale sospesa.
Il progetto ha vinto il prestigioso Renger Patzsch Award 2009, istituito dal Folkwang Museum di Essen e sostenuto dalla Dietrich Oppenberg Stiftung, ed è pubblicato nella sua interezza in un volume edito dall’editore tedesco Steidl. La mostra è stata presentata anche al MAXXI di Roma nella primavera scorsa.

Una gran delusione: foto anonime, in cui non si capisce cosa si vuole mostrare, senza didascalie, spiegazioni o storicizzazione. 
Proprio una brutta mostra

sabato 16 marzo 2013

Milonga Bocanegra

Si ritorna al Bocanegra. Stavolta in consolle Punto y Branca, che mette su i suoi classici..
Meno gente di sabato scorso, perfortuna, ma la solita scorrettezza in pista.
Qualche bella tanda, alla fine.

venerdì 15 marzo 2013

Teatro: ITIS Galileo




Dopo il successo della stagione 2011/2012 torna a grande richiesta ITIS Galileo.
Si raccontano genialità e contraddizioni di Galileo, padre della scienza moderna, ma soprattutto di una mente aperta al dubbio fino alla fine, fino alla vecchiaia.
Questo spettacolo non approfondisce la tradizionale dialettica fede-ragione, che ha segnato la storia dello scienziato e del Seicento, ma piuttosto indaga sulla discussione a tre tra fede, ragione e superstizione. L’obbiettivo di Paolini è quello di coinvolgere nel ragionare, non solo nel raccontare. Va in scena a teatro un dialogo, anche se non proprio sopra i massimi sistemi, ma almeno su di un “minimo comune e multiplo”.

Paolini ormai lo conosciamo a memoria e riusciamo a riconoscere i riferimenti agli altri suoi spettacoli. In questo il tono è leggero e si ride. Quasi tre ore che passano in un lampo

domenica 10 marzo 2013

Fotografia: Robert Doisneau, Parigi in libertà


Per iniziativa della Provincia di Milano, dell’Atelier Doisneau, della Fratelli Alinari/Fondazione per la Storia della Fotografia e di Civita, con il patrocinio della Ville de Paris, la mostra, dal titolo "Paris en liberté", presenta oltre 200 fotografie originali, scattate da Doisneau (1912-1994) nella Ville Lumière tra il 1934 e il 1991.
Il percorso espositivo, organizzato per aree tematiche, ripercorre i soggetti a lui più cari, e conduce il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, e poi nei bistrot, negli atelier di moda e nelle gallerie d’arte della capitale francese.
I soggetti prediletti delle sue fotografie in bianco e nero sono infatti i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo.
Quella che Doisneau ha tramandato ai posteri è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; è quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni; quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori.
In mostra si possono ammirare alcuni dei suoi capolavori più famosi, tra cui il Bacio dell’Hotel de Ville, divenuta l’icona più riconoscibile della sua arte. La foto, scattata nel 1950, ritrae una coppia di ragazzi che si bacia davanti al municipio di Parigi mentre, attorno a loro, la gente cammina veloce e distratta. L’opera, per lungo tempo identificata come un simbolo della capacità della fotografia di fermare l’attimo, non è stata scattata per caso: Doisneau, infatti, stava realizzando un servizio fotografico per la rivista americana Life, e chiese ai due giovani di posare per lui.

La mostra giunge allo Spazio Oberdan di Milano, dopo essere stata presentata a Parigi all’Hotel de Ville, in Giappone al Mitsukoshi di Tokyo e all’Isetan Museum di Kyoto e a Roma.
Durante tutto il periodo di apertura, l’esposizione sarà accompagnata da una serie di eventi collaterali dedicati a Parigi e alla fotografia, a partire da una inedita rassegna cinematografica a cura della Fondazione Cineteca Italiana e altri incontri culturali.




sabato 9 marzo 2013

Milonga Bocanegra


il posto mi piace e ci vado sempre volentieri: bella musica e bella gente. Ma sabato c'era un casino che non si riusciva a ballare. Se poi ci aggiungi i fenomeni che ballano come se fossero soli in pista raggiungi un livello di unconfort un po superiore ai miei limiti.
Non so se l'esperienza del sabato la ripeterò

venerdì 8 marzo 2013

Cinema: Educazione Siberiana




Oltre il fiume Nistro' vive una comunità singolare che educa i propri figli al crimine. Onesti con i più deboli e feroci con esercito e polizia, i siberiani pregano Dio e impugnano armi, predicando una violenza regolata da prescrizioni. Il crollo del Muro e del regime sovietico altera gli equilibri del loro mondo, corrotto rapidamente dall'aria dell'Ovest. Nel passaggio epocale che confronta e poi scontra la Tradizione col cambiamento nascono e crescono Kolima e Gagarin, amici per la pelle e amici nel sangue. Ispirati e armati di picca da nonno Kuzja, vengono iniziati alle rapine e alla condivisione 'comunitaria' della refurtiva. Perché i siberiani non rubano per arricchirsi ma per sostenere la loro piccola società, premurosa con gli anziani e coi 'voluti da Dio' come Xenja, giovane donna affetta da demenza. Figlia del medico locale, la ragazza è protetta da Kolima che ne è profondamente innamorato. Finito in carcere, ha sublimato quel sentimento in un tatuaggio, una tecnica di decorazione corporale che impara e affina sulla pelle dei galeotti. Diversi tatuaggi dopo, nonno Kuzja provvede alla sua scarcerazione per affidargli una missione importante, trovare l'uomo che ha abusato e picchiato la sua Xenja. Sarà l'inizio di una lunga caccia che lo costringerà ad arruolarsi nell'esercito, infrangendo codici e tradizioni.

A me è piaciuto. Belle facce, bella storia. Tensione. 


venerdì 1 marzo 2013

Teatro: la serata a Colono


La serata a Colono è l’ unica opera per il teatro di Elsa Morante, ispirata all'Edipo a Colono di Sofocle: pubblicata ne “Il mondo salvato dai ragazzini”, non è mai stata rappresentata. Carlo Cecchi ha vissuto accanto alla scrittrice il percorso dei diversi desideri di messa in scena di questo testo da parte di Eduardo De Filippo, Carmelo Bene, Vittorio Gassman, e ha immaginato di realizzarla egli stesso. Con Carlo abbiamo lavorato più volte insieme, e più volte abbiamo parlato de La serata a Colono: l’amore per questo testo ci spinge oggi a lavorare allo spettacolo.
La compagnia sarà formata da attori che hanno recitato con Cecchi e con me, mentre Nicola Piovani e Sergio Tramonti lavoreranno alla musica e alle scene. Entrambi, e con loro Angelica Ippolito, hanno vissuto con Cecchi e con la Morante la straordinaria stagione del Granteatro: nell’incontro tra generazioni diverse rivive lo spirito di un gruppo.
A me, che non ho avuto la fortuna di conoscere Elsa Morante, sembra di ascoltarla mentre con gli attori cominciamo a leggere il testo. Ed è una voce che non ha pari.
Mario Martone


Spettacolo orribile: testo incomprensibile ed allestimento altrettanto incomprensibile