mercoledì 13 gennaio 2016

Teatro: La recita di Versailles


Paolo Rossi e Molière allo specchio. Dal loro confronto nasce uno spettacolo irriverente, caustico e veritiero, in cui non troverete niente di tutto ciò che potremmo aspettarci da un “classico”.
Ispirandosi a L’improvvisazione di Versailles (da cui il titolo), commedia del 1663 in cui l’autore racconta se stesso e la sua compagnia dichiarando le proprie idee sull’arte drammatica, lo spettacolo è creato e ricreato ogni sera dall’estro di Paolo Rossi e di un’agguerrita compagine di attori. Un anarchico viaggio nel tempo che si giova anche di folgoranti estratti da almeno tre dei capolavori di Molière, per l’occasione tradotti e adattati dal drammaturgo Stefano Massini. Non solo un’incursione nelle opere e nella biografia del grande francese, ma anche il lavoro “dietro le quinte” di una compagnia alle prese con uno spettacolo da allestire in tutta fretta. Una commedia che mette a confronto in un gioco di specchi temporali ed esistenziali il lavoro e la vita del capocomico Molière e del personaggio capocomico Paolo Rossi. Perché i problemi che si trova ad affrontare il nostro “monsieur Molière” - le rivalità con gli altri “teatranti”, le sfuriate delle prime attrici/attori, le ristrettezze economiche e le mille quotidiane difficoltà che accompagnano la messa in scena di un nuovo spettacolo - non sono cambiati, negli ultimi quattrocento anni... Così come non sono cambiate, secondo Paolo Rossi, le dinamiche interne a una compagnia teatrale: «Molière mi affascina per le voci che circolano sul suo lavoro e la sua vita privata, ma soprattutto per le leggende - le chiamerei così - sulla sua compagnia, che mi è sempre apparsa come una famiglia che oggi chiamerebbero allargata. Avrei voluto vivere e recitare con loro, e infatti ho sempre voluto che le compagnie con cui ho lavorato diventassero una famiglia. Quelle belle famiglie con tante persone e non poche solitudini, costrette a restare unite amorevolmente per affrontare nuove sfide».


Piccolo Teatro Strehler
dal 12 al 24 gennaio 2016
Molière: la recita di Versailles
novità di Stefano Massini, Paolo Rossi, Giampiero Solari
regia Giampiero Solari
scene e costumi Elisabetta Gabbioneta
luci Gigi Saccomandi
con Paolo Rossi, Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Mariaberta Blasko, Riccardo Zini, Irene Villa, Karoline Comarella, Paolo Grossi
canzoni originali Gianmaria Testa
musiche eseguite dal vivo I Virtuosi del Carso
produzione Teatro Stabile di Bolzano

domenica 10 gennaio 2016

Sci: Pila

Prima uscita. Sotto la neve.
Gente non tanta, nevica tanto ma la mattina visibilità buona, peggiora nel pomeriggio.
Neve piacevole
Gambe ok

venerdì 8 gennaio 2016

Milonga: Che Bailarin a.k.a. "da Zotto"

Anche stasera pieno ma un po meno dell'ultima volta, quindi si riesce a ballare abbastanza bene.
Poche amiche, molte signore gia viste, molte mai.
Inizio da una di queste (bene) per poi ballare con una studentessa giovane ma molto a modo. Molto bene.
Poi Giovanna T (molto bene, ma non magico come altre volte), una signora bionda (molto bene), la signora agè in nero che balla benissimo, ancora con Giovanna.
Mi rimangono un paio di tande insoddisfatte, ma le mirade non sono state ricambiante, quindi. niente

martedì 5 gennaio 2016

Milonga: Epoca Tango Pensalobien La milonga della Befana

Solito casino che avevo trovato il 26 Dicembre.
Unica nota positiva l'incontro con Simona B con cui almeno ho ballato due belle tande, anche se mi ha fatto fare tardissimo.
Per il resto niente di particolarmente notevole. Un paio di tande carine, non di più.

domenica 3 gennaio 2016

Cinema: Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto

Locandina italiana Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto


Un film estremamente canonico che decostruisce la mitologia per poi riaffermare il potere della leggenda sulla realtà
Gabriele Niola      *  *  -  -  -


Ritiratosi da tempo in una casa di campagna e abbandonata ormai la professione, Sherlock Holmes è un anziano che lotta con la perdita di memoria e le difficoltà di una vita senile. C'è però ancora qualcosa che deve scoprire, un dettaglio nella sua memoria che non riesce a mettere a fuoco, relativo alla maniera in cui ha chiuso la sua carriera. Un disastro con le api della sua coltivazione, un non ben chiaro viaggio in Giappone e il rapporto con la donna che bada alla casa e il suo bambino, condiscono questa ricerca privata.
Lo Sherlock Holmes di Bill Condon viene dal romanzo "A slight trick of the mind" di Mitch Cullin, non ha mai portato il caratteristico berretto che conosciamo, non fuma la pipa ma preferisce le sigarette e, ormai anziano, non sopporta vedere se stesso nelle molte versioni per il cinema, piene di bugie; non è insomma lo Sherlock dei racconti di Watson ma uno più terra terra. Si tratta del primo scarto dal mito verso un ipotetico realismo che caratterizza un film che programmaticamente decostruisce la mitologia per poi riaffermare (con rinnovato ardore) il potere della leggenda sulla realtà.
Ian McKellen è il centro di tutto e mette in campo un vasto repertorio di anzianità esasperata: boccheggia, guarda nel vuoto, mostra momenti di totale assenza, arranca e tutto d'un tratto riesce ad animarsi di grande forza fisica per sforzi momentanei. L'attore mette in mostra se stesso e il suo mestiere, l'esagerazione della mimesi e la sostituzione tra personaggio (quello che dovremmo illuderci di guardare, cioè Sherlock Holmes) e il suo interprete (quello che in ogni momento la prestazione sopra le righe ed autoriferita di Ian McKellen ci ricorda che stiamo in realtà vedendo). Questa però è l'unica realtà che non si dovrebbe sostituire al mito, anche perchè il film di Bill Condon è molto lontano dal voler tentare un audace esperimento di linguaggio e anzi è estremamente canonico e smielato nel cercare l'approvazione del suo pubblico.
Mentre con una mano distrugge il mito di Holmes, privandolo del famoso intuito, sottraendogli le caratteristiche investigative, mettendolo al centro di una trama che non ha nulla a che vedere con quelle cui è abituato, Bill Condon, con l'altra, pone il detective in condizione di operare egli stesso una scelta tra verità e leggenda (o sarebbe meglio dire menzogna). Nella grande indagine all'interno di se stesso e della sua memoria (un espediente insipido a vedersi così come a leggersi) Sherlock comprende che forse la scoperta finale, lo svelamento del mistero, non dev'essere divulgato e anzi merita di essere imbellettato con una bugia.
Per tutto il corso di quest'avventura, che non è tale, Condon non contempla la terza età ma la edulcora, affiancando al protagonista il più scontato dei bambini dagli occhi appassionati e mettendo i due in un rapporto affettivo che vivrà anch'esso la sua rottura e ricomposizione. Si manifesta così l'atto finale della distruzione di Holmes, già privato di tutto ciò che lo rende unico e poi massacrato anche nel carattere, fino a diventare un personaggio come tutti gli altri, privo di qualsiasi originale spigolosità e buono per rassicurare chiunque.

mercoledì 30 dicembre 2015

Mostra: Sguardo di donna - Venezia


La mostra in se è abbastanza interessante, con delle eccellenze ma anche molte altre fotografe su cui rimango perplesso. 
Ma cosa migliore è per me per altro la "mise en scene"  affidata ad Antonio Marras: ogni piano una scenografia diversa, tutte di grande impatto.


SGUARDO DI DONNA
DA DIANE ARBUS A LETIZIA BATTAGLIA LA PASSIONE E IL CORAGGIO
11.09.2015>10.01.2016

Diane Arbus, Martina Bacigalupo, Yael Bartana, Letizia Battaglia, Margaret Bourke-White, Sophie Calle, Lisetta Carmi, Tacita Dean, Lucinda Devlin, Donna Ferrato, Giorgia Fiorio, Nan Goldin, Roni Horn, Zanele Muholi, Shirin Neshat, Yoko Ono, Catherine Opie, Bettina Rheims, Tracey Rose, Martha Rosler, Chiara Samugheo, Alessandra Sanguinetti, Sam Taylor-Johnson, Donata Wenders, Yelena Yemchuk

Tutti i giorni dalle 10 alle 19, chiuso martedì
La mostra rimarrà aperta sabato 26 dicembre, giovedì 31 dicembre, venerdì 1 gennaio (dalle ore 14.00), martedì 5 gennaio, mercoledì 6 gennaio. Chiusa venerdì 25 dicembre.

Francesca Alfano Miglietti, meglio nota come FAM, è teorico e critico d’arte, docente di Teorie e Metodologie del Contemporaneo all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. La sua ricerca è incentrata su: il corpo e le sue modificazioni, il rapporto tra visibile e invisibile, contaminazioni di linguaggi. Tra le riviste che ha ideato e diretto, Intervallo/Incidenti e VIRUS Mutations. Commissario alla Biennale Arti Visive di Venezia 1993, e Premio Luigi Carluccio alla Critica d’Arte 1990. L’ultima mostra a sua cura è “FABIO MAURI - The End” a Palazzo Reale di Milano.

Antonio Marras disegna e raccoglie sguardi e frammenti per quelle che saranno poi le sue opere, un modo di tracciare mappe e segnare territori con l’idea del viaggio, che definisce confini e forme del contemporaneo. Suo l’allestimento al Mart di Rovereto della mostra di Lea Vergine Un altro tempo. Nel 2012 è, insieme a Lucia Pescador, protagonista della mostra Vedetti, credetti, a cura di Francesca Alfano Miglietti.






domenica 27 dicembre 2015

Mostra: Wildt, l'ultimo simbolista


La GAM Galleria d’Arte Moderna prosegue con la mostra “Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista” il percorso di valorizzazione dei nuclei più significativi delle sue collezioni scultoree. 
Dal 27 novembre al 14 febbraio 2016, la mostra – realizzata con la straordinaria collaborazione dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi - presenta un percorso dedicato alla ricerca dello scultore milanese sulla resa plastica e materica attraverso 55 opere in gesso, marmo, bronzo, accompagnate da una serie di disegni originali e alcune opere a confronto: oltre alla Vestale di Antonio Canova,  opere di Fausto Melotti, Lucio Fontana e Arrigo Minerbi.
La mostra intende porsi al centro di un percorso storico-artistico allargato alla città di Milano, che valorizza  tutte le testimonianze wildtiane ancora esistenti attraverso un itinerario tematico diffuso, con visite guidate realizzate in collaborazione con il Touring Club Italiano e appuntamenti di approfondimento condivisi anche con il FAI, Fondo Ambiente Italiano.