martedì 26 gennaio 2016
venerdì 22 gennaio 2016
Teatro: Il Gabbiano
Nonostante fossimo nel secondo loggione, posti notoriamente scomodi, mi sono goduto lo spettacolo. Attori non tutti dello stesso livello, prima parte senza lode, seconda molto più coinvolgente.
Teatro Studio Melato
dal 12 al 24 gennaio 2016
Gabbiano
di Anton Cechov
adattamento e regia Carmelo Rifici
scene Margherita Palli, costumi Margherita Baldoni
musiche Zeno Gabaglio, luci Jean Luc Chammonat
con Fausto Russo Alesi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giovanni Crippa, Ruggero Dondi, Mariangela Granelli, Igor Horvat, Emiliano Masala, Giorgia Senesi, Anahi Traversi
e con la amorevole partecipazione di Antonio Ballerio Maspero
scenografie, oggetti di scena e costumi realizzati dai Laboratori del Piccolo Teatro
produzione LuganoInScena
in coproduzione con LAC - Lugano Arte e cultura, Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa e Teatro Sociale di Bellinzona
con il sostegno di Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura
mercoledì 13 gennaio 2016
Teatro: La recita di Versailles
Paolo Rossi e Molière allo specchio. Dal loro confronto nasce uno spettacolo irriverente, caustico e veritiero, in cui non troverete niente di tutto ciò che potremmo aspettarci da un “classico”.
Ispirandosi a L’improvvisazione di Versailles (da cui il titolo), commedia del 1663 in cui l’autore racconta se stesso e la sua compagnia dichiarando le proprie idee sull’arte drammatica, lo spettacolo è creato e ricreato ogni sera dall’estro di Paolo Rossi e di un’agguerrita compagine di attori. Un anarchico viaggio nel tempo che si giova anche di folgoranti estratti da almeno tre dei capolavori di Molière, per l’occasione tradotti e adattati dal drammaturgo Stefano Massini. Non solo un’incursione nelle opere e nella biografia del grande francese, ma anche il lavoro “dietro le quinte” di una compagnia alle prese con uno spettacolo da allestire in tutta fretta. Una commedia che mette a confronto in un gioco di specchi temporali ed esistenziali il lavoro e la vita del capocomico Molière e del personaggio capocomico Paolo Rossi. Perché i problemi che si trova ad affrontare il nostro “monsieur Molière” - le rivalità con gli altri “teatranti”, le sfuriate delle prime attrici/attori, le ristrettezze economiche e le mille quotidiane difficoltà che accompagnano la messa in scena di un nuovo spettacolo - non sono cambiati, negli ultimi quattrocento anni... Così come non sono cambiate, secondo Paolo Rossi, le dinamiche interne a una compagnia teatrale: «Molière mi affascina per le voci che circolano sul suo lavoro e la sua vita privata, ma soprattutto per le leggende - le chiamerei così - sulla sua compagnia, che mi è sempre apparsa come una famiglia che oggi chiamerebbero allargata. Avrei voluto vivere e recitare con loro, e infatti ho sempre voluto che le compagnie con cui ho lavorato diventassero una famiglia. Quelle belle famiglie con tante persone e non poche solitudini, costrette a restare unite amorevolmente per affrontare nuove sfide».
Piccolo Teatro Strehler
dal 12 al 24 gennaio 2016
Molière: la recita di Versailles
novità di Stefano Massini, Paolo Rossi, Giampiero Solari
regia Giampiero Solari
scene e costumi Elisabetta Gabbioneta
luci Gigi Saccomandi
con Paolo Rossi, Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Mariaberta Blasko, Riccardo Zini, Irene Villa, Karoline Comarella, Paolo Grossi
canzoni originali Gianmaria Testa
musiche eseguite dal vivo I Virtuosi del Carso
produzione Teatro Stabile di Bolzano
dal 12 al 24 gennaio 2016
Molière: la recita di Versailles
novità di Stefano Massini, Paolo Rossi, Giampiero Solari
regia Giampiero Solari
scene e costumi Elisabetta Gabbioneta
luci Gigi Saccomandi
con Paolo Rossi, Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Mariaberta Blasko, Riccardo Zini, Irene Villa, Karoline Comarella, Paolo Grossi
canzoni originali Gianmaria Testa
musiche eseguite dal vivo I Virtuosi del Carso
produzione Teatro Stabile di Bolzano
domenica 10 gennaio 2016
venerdì 8 gennaio 2016
Milonga: Che Bailarin a.k.a. "da Zotto"
Anche stasera pieno ma un po meno dell'ultima volta, quindi si riesce a ballare abbastanza bene.
Poche amiche, molte signore gia viste, molte mai.
Inizio da una di queste (bene) per poi ballare con una studentessa giovane ma molto a modo. Molto bene.
Poi Giovanna T (molto bene, ma non magico come altre volte), una signora bionda (molto bene), la signora agè in nero che balla benissimo, ancora con Giovanna.
Mi rimangono un paio di tande insoddisfatte, ma le mirade non sono state ricambiante, quindi. niente
Poche amiche, molte signore gia viste, molte mai.
Inizio da una di queste (bene) per poi ballare con una studentessa giovane ma molto a modo. Molto bene.
Poi Giovanna T (molto bene, ma non magico come altre volte), una signora bionda (molto bene), la signora agè in nero che balla benissimo, ancora con Giovanna.
Mi rimangono un paio di tande insoddisfatte, ma le mirade non sono state ricambiante, quindi. niente
martedì 5 gennaio 2016
Milonga: Epoca Tango Pensalobien La milonga della Befana
Solito casino che avevo trovato il 26 Dicembre.
Unica nota positiva l'incontro con Simona B con cui almeno ho ballato due belle tande, anche se mi ha fatto fare tardissimo.
Per il resto niente di particolarmente notevole. Un paio di tande carine, non di più.
Unica nota positiva l'incontro con Simona B con cui almeno ho ballato due belle tande, anche se mi ha fatto fare tardissimo.
Per il resto niente di particolarmente notevole. Un paio di tande carine, non di più.
domenica 3 gennaio 2016
Cinema: Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto
Un film estremamente canonico che decostruisce la mitologia per poi riaffermare il potere della leggenda sulla realtà
Gabriele Niola * * - - -
Ritiratosi da tempo in una casa di campagna e abbandonata ormai la professione, Sherlock Holmes è un anziano che lotta con la perdita di memoria e le difficoltà di una vita senile. C'è però ancora qualcosa che deve scoprire, un dettaglio nella sua memoria che non riesce a mettere a fuoco, relativo alla maniera in cui ha chiuso la sua carriera. Un disastro con le api della sua coltivazione, un non ben chiaro viaggio in Giappone e il rapporto con la donna che bada alla casa e il suo bambino, condiscono questa ricerca privata.
Lo Sherlock Holmes di Bill Condon viene dal romanzo "A slight trick of the mind" di Mitch Cullin, non ha mai portato il caratteristico berretto che conosciamo, non fuma la pipa ma preferisce le sigarette e, ormai anziano, non sopporta vedere se stesso nelle molte versioni per il cinema, piene di bugie; non è insomma lo Sherlock dei racconti di Watson ma uno più terra terra. Si tratta del primo scarto dal mito verso un ipotetico realismo che caratterizza un film che programmaticamente decostruisce la mitologia per poi riaffermare (con rinnovato ardore) il potere della leggenda sulla realtà.
Ian McKellen è il centro di tutto e mette in campo un vasto repertorio di anzianità esasperata: boccheggia, guarda nel vuoto, mostra momenti di totale assenza, arranca e tutto d'un tratto riesce ad animarsi di grande forza fisica per sforzi momentanei. L'attore mette in mostra se stesso e il suo mestiere, l'esagerazione della mimesi e la sostituzione tra personaggio (quello che dovremmo illuderci di guardare, cioè Sherlock Holmes) e il suo interprete (quello che in ogni momento la prestazione sopra le righe ed autoriferita di Ian McKellen ci ricorda che stiamo in realtà vedendo). Questa però è l'unica realtà che non si dovrebbe sostituire al mito, anche perchè il film di Bill Condon è molto lontano dal voler tentare un audace esperimento di linguaggio e anzi è estremamente canonico e smielato nel cercare l'approvazione del suo pubblico.
Mentre con una mano distrugge il mito di Holmes, privandolo del famoso intuito, sottraendogli le caratteristiche investigative, mettendolo al centro di una trama che non ha nulla a che vedere con quelle cui è abituato, Bill Condon, con l'altra, pone il detective in condizione di operare egli stesso una scelta tra verità e leggenda (o sarebbe meglio dire menzogna). Nella grande indagine all'interno di se stesso e della sua memoria (un espediente insipido a vedersi così come a leggersi) Sherlock comprende che forse la scoperta finale, lo svelamento del mistero, non dev'essere divulgato e anzi merita di essere imbellettato con una bugia.
Per tutto il corso di quest'avventura, che non è tale, Condon non contempla la terza età ma la edulcora, affiancando al protagonista il più scontato dei bambini dagli occhi appassionati e mettendo i due in un rapporto affettivo che vivrà anch'esso la sua rottura e ricomposizione. Si manifesta così l'atto finale della distruzione di Holmes, già privato di tutto ciò che lo rende unico e poi massacrato anche nel carattere, fino a diventare un personaggio come tutti gli altri, privo di qualsiasi originale spigolosità e buono per rassicurare chiunque.
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